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La Gazzetta Liceale

10 Febbraio, Giorno del RICORDO

Alessia Ramandi e Vincenzo Malizia

Il 10 Febbraio si celebra il giorno del ricordo. La giornata fu istituita esattamente 20 anni fa per ricordare tutte le vittime delle foibe. Tra l'ottobre del 1943 e il maggio del 1947, migliaia di italiani furono imprigionati, fucilati e gettati nelle cavità carsiche dell'Istria e della Dalmazia, poi conosciute come foibe, da partigiani jugoslavi di Tito. Il Giorno del Ricordo nasce per non dimenticare questi orribili fatti, e per commemorare le vittime innocenti. Tuttavia, è importante ricordare il contesto storico: durante il ventennio fascista, così come altri territori di confine, anche l’Istria fu coinvolta nella politica di assimilazione delle minoranze etniche e di italianizzazione forzata. I “porchi de s’ciavi” dovettero fuggire alle persecuzioni fasciste emigrando in Jugoslavia dalle province della Venezia Giulia. Nell’aprile 1941 l’esercito nazi-fascista iniziò e completò l’invasione della Jugoslavia, con l’occupazione di tutti i territori. Tra il 1942 e il 1943 decine di migliaia di persone persero la vita nei campi di concentramento fascisti. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, il vuoto di potere lasciò spazio alla riconquista di alcuni territori da parte dei partigiani jugoslavi di Tito, accompagnata da feroci ondate di violenza che colpirono a vario titolo italiani e non. I soldati di Tito misero in atto arresti, esecuzioni e deportazioni nei campi di concentramento balcanici. La violenza di Stato aveva come obiettivo i fascisti e chi li aveva aiutati, ma portò alla morte brutale di migliaia di civili e all’esodo di altrettante persone, persino a guerra finita. Al massacro delle foibe seguì l’esodo giuliano dalmata, ovvero l’emigrazione più o meno forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, dal Quarnaro e dalla Dalmazia. Quei territori furono infatti annessi dalla Jugoslavia tramite i trattati di pace di Parigi del 1947, firmati appunto il 10 febbraio 1947. Gli storici chiariscono che i massacri delle foibe non furono “pulizia etnica“, né tantomeno un genocidio, bensì un atto di violenza politica estrema, che aveva come obiettivo non gli italiani di per sé, ma i fascisti. L’ordine del regime comunista di Tito era appunto rivolto contro i fascisti: il nuovo potere voleva distruggere quello precedente mediante i massacri. Poi però le violenze si allargarono anche ai civili, in un clima da resa dei conti e di vendetta dopo anni di antagonismo nazionale. Le vittime italiane si stimano essere tra le 3000 e le 11 000.  Tuttavia, nel tempo, si sono creati diversi dibattiti politici sulla “correttezza” o meno della giornata, in quanto da molti è visto come assurdo ricordare le vittime di una tale strage ma non ricordare le vittime di altre stragi, come per esempio quelle perpetrate dal fascismo e dall’imperialismo italiano.  Lo storico Alessandro Barbero, intervistato dal Fatto Quotidiano, ha sostenuto che “le foibe furono un orrore, ma ricordare quei morti e non altri è una scelta solo politica”. Al di là delle polemiche e dei dibattiti: è sempre importante celebrare e commemorare le vittime di ogni strage e di ogni orrore e non rimanere indifferenti o in silenzio davanti ad esse. È fondamentale portarsi dietro il ricordo e la sofferenza di tutti, senza eccezione alcuna.

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