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La Gazzetta Liceale

27 Gennaio 1945 - Mai più, vuol dire mai più

Vincenzo Malizia 

Il 27 Gennaio 1945, l’esercito sovietico abbatte i cancelli del campo di concentramento polacco di Auschwitz. Quel giorno, la scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazifascista. Auschwitz fu il più grande dei vari complessi di campi di concentramento e svolse un ruolo fondamentale nell’attuazione della cosiddetta Soluzione Finale perpetrata da nazisti e fascisti. I deportati non erano solo ebrei, ma anche omosessuali, rom, testimoni di Geova, oppositori politici, disabili…

“Il male prospera con l’indifferenza e non può sopravvivere senza di essa” così recitava la filosofa e teorica politica Hannah Arendt. Qualsiasi genocidio accade inevitabilmente quando vengono a mancare l’azione e l’opposizione e prevalgono, invece, l’apatia e l’insensibilità della collettività.  
Spesso si dimentica il vero significato della Giornata della Memoria, spesso il vero messaggio passa inosservato o viene oscurato. Il vero insegnamento che i sopravvissuti allo sterminio trasmettono da anni è: Mai più. Mai più non è una formula che si può pensare di applicare solo in pochi contesti, quando fa comodo. Mai più, vuol dire mai più sempre. Non si può commemorare l’Olocausto senza pensare a tutti i genocidi che avvengono oggi nel mondo, primo fra tutti quello dei palestinesi nella Striscia di Gaza. Questa è la chiara conferma della frase annunciata da Arendt: sotto l’indifferenza di politici e potenti, sono già state fatte più di 23.000 vittime.

Vorremmo terminare con la frase di Primo Levi che dovrebbe essere stampata nella mente di tutti noi: "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre".
Mai più, vuol dire mai più.

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